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Tasse e burocrazia: costano 138 miliardi l’anno alle imprese

17/02/2020

Tasse e burocrazia: costano 138 miliardi l’anno alle impreseLe tasse e la burocrazia sono un ‘giogo’ che preleva dalla casse delle imprese 138 miliardi di euro l’anno, un peso che grava in particolare su realtà di piccola e media dimensione. È quanto emerge dall’Ufficio studi della CGIA secondo cui, a fronte di un gettito complessivo di 81,2 miliardi di tasse versate all’erario, il costo annuo sostenuto dalle nostre imprese per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione è di oltre 57 miliardi. Nel dettaglio, buona parte della voce tasse&burocrazia costituisce un ‘giogo’ da 138,3 miliardi di euro all’anno, pari a quasi 8 punti di Pil, che zavorra le aziende e frena l’economia del Paese.

Ridurre la troppa burocrazia si può fare a costo zer

Il Governo rifletta su questi dati. “Se, a causa della situazione dei nostri conti pubblici, abbattere il carico fiscale in misura significativa non appare per nulla semplice, una drastica riduzione della cattiva burocrazia, invece, potrebbe essere ottenuta a costo zero o quasi”. Lo dice Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi CGIA, secondo cui potrebbe ridurre “il numero delle leggi attraverso l’abrogazione di quelle più datate, evitando così la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi e adempimenti sempre più onerosi, facendo diventare la burocrazia un nemico invisibile difficilmente superabile”.

Il problema della mancata abrogazione delle leggi concorrenti

Su questo punto, “The European House – Ambrosetti” ha fornito uno spaccato disarmante. La produzione legislativa in Italia non ha eguali nel resto d’Europa: si stima ci siano 160mila norme, di cui 71mila promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia, invece, sono 7mila, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3mila. Tuttavia, la responsabilità di questa iper legiferazione è ascrivibile alla mancata abrogazione delle leggi concorrenti e al fatto che il nostro quadro normativo negli ultimi decenni ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di decreti attuativi. Questa procedura ha aumentato a dismisura la produzione normativa in Italia.

Il perché molti stranieri non investono in Italia

Renato Mason, segretario CGIA, fotografa gli effetti di questa situazione tutt’altro che positiva: “i tempi e i costi della burocrazia sono diventati un problema che caratterizza negativamente il nostro Paese, all’interno del quale coesistono situazioni molto differenziate tra Nord e Sud nonché tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale. Nel Mezzogiorno, dove la PA è meno efficiente, la situazione ha assunto profili particolarmente preoccupanti”. Non è quindi un caso, insiste Mason, “che molti investitori stranieri non vengano in Italia proprio per la farraginosità del nostro sistema burocratico che ha generato un velo di sfiducia tra le imprese private, che non sarà facile rimuovere”.

L’Italia seconda (dopo la Romania) per burocrazia difficile

Sulla stessa linea sono i risultati della periodica indagine campionaria condotta da Eurobarometro (Commissione europea) sulla complessità delle procedure amministrative che incontrano gli imprenditori dei 28 Paesi dell’Unione. Il nostro Paese si colloca al secondo posto di questa poco gratificante graduatoria (per l’86% degli intervistati la cattiva burocrazia è un serio problema). Solo la Romania presenta una situazione peggiore dell’Italia, mentre il dato medio dell’Unione europea si attesta al 62%.

CGIA: i punti su cui intervenire

Cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione? Innanzitutto, suggeriscono alla CGIA, bisogna semplificare il quadro normativo. Cercare, ove è possibile, di non sovrapporre più livelli di governo sullo stesso argomento e, in particolar modo, accelerare i tempi di risposta della PA. Con troppe leggi, decreti e regolamenti, i primi penalizzati sono i funzionari pubblici che nell’incertezza si “difendono” spostando nel tempo le decisioni. Tra i punti che, secondo lo studio, sono da affrontare ci sono: consolidare l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione, far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche per evitare la duplicazione delle richieste, permettere all’utenza la compilazione esclusivamente per via telematica delle istanze e accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici.

A cura di: Fernando Mancini
Parole chiave: tasse, burocrazia, imprese, cgia, italia
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