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Usa: la Fed diventa più falco

La Fed abbandona il ruolo di colomba, ovvero una politica monetaria accomodante, per assumere la posizione di falco. I banchieri centrali, alla luce di un’inflazione superiore al previsto, hanno anticipato di alcuni mesi la stretta: entro fine 2022 e non più nella prima parte del 2023.

01/07/2021
La Fed si predispone a cambiare la propria politica monetaria

La Fed nel recente FOMC, il suo braccio operativo, ha aggiustato il proprio linguaggio per segnalare che potremmo essere più vicini a un cambiamento delle politiche monetarie di quanto suggerito in precedenza. Dal summit di aprile, infatti, sono stati diffusi due report sull’inflazione che hanno restituito un quadro sui prezzi meno rassicurante. Sebbene il Presidente, Jerome Powell, abbia ribadito che gran parte del rialzo dei prezzi sia dovuto a effetti transitori legati alla ripresa economica, ha anche ammesso che c’è comunque un margine di incertezza a questo riguardo, con rischi sulle proiezioni inflative sbilanciati al rialzo. Gli investitori potrebbero essere quindi costretti a cambiare strategia, magari anticipando mosse più concrete da parte della Banca Centrale Usa.

Le tensioni dalla domanda di lavoro

Il mercato nel complesso, secondo Mark Dowding, Cio di BlueBay, è eccessivamente compiacente rispetto all’inflazione Usa perché – è convinto - che l’indice dei prezzi al consumo ‘core’ sia destinato a rimanere elevato nei prossimi mesi. Anche perché, spiega, la domanda di lavoro può far accelerare la crescita dei posti lavorativi e dei salari nei prossimi mesi, soprattutto via via che si esauriranno i sussidi di disoccupazione. Di riflesso, la società di gestione resta convinta che la Fed inizierà a discutere della riduzione degli acquisti al meeting di Jackson Hole di agosto, con un annuncio sul taper al FOMC in agenda a settembre.

BlueBay: la prima stretta entro fine 2022

L’orientamento della Fed sarà più evidente progressivamente. L’esperto stima che altri due-tre componenti del Comitato esecutivo potrebbero cambiare le loro aspettative sul rialzo dei tassi, anticipandole di alcuni mesi (per arrivare a tre rialzi entro il 2023). Intanto il mercato inizia a incorporare questo cambio di passo: dopo il recente FOMC i rendimenti dei Treasury sono infatti aumentati, per poi correggere al ribasso, con la curva che si è appiattita in una sorta di anticipazione di un taper tantrum e un’inversione dei trade reflazionistici (bassa inflazione che segue fase di deflazione) nel settore delle commodity e in altri asset.

I prossimi dati economici detteranno la linea

Secondo la chiave di lettura tradizionale, una Fed più ‘colomba’ dovrebbe implicare una curva più ripida e una Fed più ‘falco’ una curva più piatta. Di conseguenza, parte del movimento manifestato dal mercato sembra logico. Tuttavia, osserva Dowding, oggi sembra sbagliato ritenere che il contesto economico sia cambiato ed è altrettanto sbagliato pensare che la Fed abbia alterato radicalmente il proprio indirizzo. Il suo obiettivo nei confronti dell’inflazione resta d’altronde in vigore, così come la crescita resta solida. Tuttavia, tale framework implica che la Fed reagirà ai dati (invece che prevenirli), quindi ha senso che aggiusti parzialmente la propria narrativa sulla base delle nuove informazioni. Attenzione quindi ai prossimi dati economici, in particolare quelli relativi al mercato del lavoro, che sono destinati a guidare l’indirizzo della politica monetaria Usa.

Margini per ottenere guadagni dai Treasury

La Fed continuerà comunque ad acquistare 120 miliardi di dollari di asset ogni mese, quindi le condizioni finanziarie rimarranno accomodanti ancora per diverso tempo. In questo contesto, afferma l’esperto di BlueBay, c’è margine per gli investitori per ottenere guadagni attraverso posizioni corte sui tassi statunitensi, visto che l’outlook per i rendimenti è sbilanciato al rialzo. Dowding stima che i rendimenti dei Treasury decennali possano tornare nel mezzo dell’intervallo 1,50-1,75. Per vedere un aumento oltre il tetto superiore di questo intervallo potrebbero essere necessari nuovi segnali, come un report sull’occupazione USA più solido a inizio luglio.

Il dollaro si rafforza, prospettive negative per la sterlina

Intanto il cambio di passo della Fed ha fatto rafforzare il dollaro, per il quale ora c’è spazio per un ulteriore apprezzamento se le aspettative sull’economia (favorita anche dal vantaggio che ha acquisito nella lotta contro la pandemia) saranno suffragate dai dati. La variante Delta ha spinto invece il Governo britannico ad adottare nuove restrizioni e questo potrebbe tradursi nelle prossime settimane in un indebolimento della sterlina rispetto al biglietto verde, così come una possibile esacerbazione della disputa commerciale post-Brexit con l’Ue. Per quanto riguarda l’Ue, l’esperto ritiene che il NGEU potrebbe rappresentare un nuovo asset privo di rischio nell’Eurozona, in grado di competere con i Bund tedeschi.

A cura di: Fernando Mancini

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