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Le azioni giuste se la Fed diventa cattiva

23/06/2017

Abbiamo visto che lentamente, ma inesorabilmente, le politiche monetarie mondiali stanno diventando più rigide, cosa che potrebbe nel 2019 portare a una situazione difficile sui mercati finanziari. Abbiamo anche evidenziato che l'indicatore da tenere d'occhio sarà soprattutto l'inflazione, che se dovesse rimanere ostinatamente bassa probabilmente indurrebbe a più miti consigli le maggiori autorità monetarie del pianeta.

In questo caso difendersi da uno scenario di bassa inflazione e relativamente bassa crescita comporterà il rischio di trovarsi esposti contemporaneamente a possibili errori dei banchieri centrali, sotto forma di atteggiamenti hawkish (da falco, quindi di rialzo dei tassi) fuori della realtà dovendo al contempo adattarsi alla trappola della semi-stagnazione continua di questi anni. In un simile quadro la scelta più ragionevole sembra quella di investire, a livello di azionario, su titoli in qualche modo value, intendendo con tale concetto non necessariamente quotazioni basse, bensì aziende con la capacità di generare comunque una buona crescita degli utili, accompagnata però da quotazioni quanto meno decenti.

Ovviamente ciò è più facile a dirsi che a farsi, ma qualche possibilità c'è. Per esempio le azioni cinesi, specialmente sul segmento A domestico quotato a Shanghai, sono brutalmente sottovalutate rispetto ai propri pari statunitensi. L'enorme bull market nell'internet cinese sta cominciando a dare i suoi frutti anche per quanto riguarda le A, che sono soprattutto aziende di stato, spesso con posizioni dominanti in vari comparti industriali e non. Con una crescita dei profitti che dovrebbe essere a doppia cifra nel 2017 e un P/E forward inferiore a 15,5 senz'altro si può guardare con una certa fiducia a diversi nomi.

Scelte valide restano i listini di Taiwan e Corea, che quest'anno hanno dato finora buone soddisfazioni agli investitori e che stanno mostrando profitti in solida crescita, un rialzo dei dividendi e quotazioni ragionevoli. In Europa è possibile selezionare una grande quantità di imprese innovative, guardando al livello di capex in ricerca e sviluppo e al rendimento, in termini di aumento degli utili del suddetto capex. Tendenzialmente queste aziende quotano con multipli inferiori rispetto ai loro equivalenti in Cina e Usa.

Per quanto riguarda poi quest'ultimo mercato, una scelta sensata potrebbe essere guardare alle convertibili di diverse aziende dal buon potenziale di crescita. Per come tecnicamente sono strutturati questi prodotti, sono in grado di fornire, in caso di rialzo dell'azione delle società emittenti una buona parte del trend positivo, offrendo però una buna protezione dai ribassi, grazie alla parte obbligazionaria. Questo tipo di bond ha anche il vantaggio di ben performare nelle fasi di rialzo dei rendimenti dei titoli governativi. Ad esempio nel comparto farmaceutico statunitense vi sono spettacolari possibilità in questo ambito.

Perché abbiamo introdotto un nuovo portafoglio da aggiungere alle scelte di cui abbiamo parlato in questi mesi? Per potere coprire l'eventualità di uno scenario extra finora non considerato, ossia che non vi sia nessuna accelerazione economica nel prossimo biennio, con il rischio invece che la politica monetaria diventi piano piano troppo rigida, a causa di banche centrali non in grado di invertire la rotta troppo rapidamente. O che addirittura vi sia una decelerazione nell'andamento economico a causa di una crescita e di un’inflazione deludenti, fenomeni verso i quali comunque le banche centrali hanno limitati margini di intervento, a meno di non credere all'ipotesi di nuovi quantitative easing.

Ovviamente il discorso è diverso se si è ancora convinti del reflation trade, cioè di una forte ripresa economica spinta dalle scelte politiche dei diversi governi, Usa in primis.

A cura di: Boris Secciani
Parole chiave: Fed, Azioni, Value, Inflazione
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