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Amundi: costruttivi sul debito pubblico italiano

03/06/2020

Amundi: costruttivi sul debito pubblico italiano

Tutti i Paesi sono impegnati a recuperare il terreno perduto a causa della crisi innescata dal coronavirus. Questa strada però, anche per quelli più avanti nel contrastare il contagio, potrebbe essere frenata da un contesto mondiale indebolito. “Per queste ragioni non ci aspettiamo una ripresa a V, cioè un recupero rapido del PIL alle condizioni pre-crisi, ma volendo dare una forma ideale pensiamo sia più verosimile aspettarsi una graduale ripresa a U ‘lunga’, in cui la normalizzazione richiede tempo”. È quanto stimano gli analisti di Amundi, secondo cui il PIL perduto verrà recuperato “su un orizzonte abbastanza lungo e non prima della fine del 2021”, mentre la contrazione globale per i mercati finanziari sarà in linea con quella della grande crisi del 2009.

Ogni settimana di lockdown costata tra 0,8% e 1,5% di Pil

In Italia, per il 2020 il Governo stima una contrazione dell’8% annuo, seguito da una crescita del 4,7% per il 2021. L’analisi di Amundi prende come riferimento due possibili scenari: uno in linea con le stime ufficiali e uno peggiore, che poggia su una contrazione dell’economia del 12% per quest’anno. La valutazione ha come base i settori maggiormente impattati dalle misure di contenimento (che rappresentano circa il 40% del Pil) e i consumi privati discrezionali messi a rischio o impediti dal lockdown (pari ad almeno il 20% della domanda privata). Da questo esercizio emerge che ogni settimana di lockdown è costata tra lo 0,8% e l’1,5% del PIL. Sul 2021, dove l’effetto base domina sulla media annua, gli esperti prevedono una crescita più contenuta.

Il debito tornerà a scendere già nel 2021

Per quanto riguarda l’andamento dei conti pubblici italiani, le stime degli analisti di Amundi sono in sintonia con quelle del Governo, che prevede un deficit del 10,4% e un Debito/PIL al 155,7% nel 2020. Un peggioramento della crescita che porti a una contrazione del -12% porterebbe il deficit a -13% e il Debito/PIL vicino al 165%. In termini di sostenibilità nel medio e lungo periodo, sulla base delle stime ufficiali e se l’economia crescerà del 6,1% in termini nominali con un deficit del 5,7%, il debito potrà comunque scendere al 152,7% del PIL nel 2021. Ipotizzando una crescita nominale del 2,4% nel 2022, è possibile prevedere un ritorno a un avanzo primario positivo, nell’ordine dell’1%, con un deficit al di sotto del 3% e un debito ridotto di un altro punto.

Nei primi 4 mesi attività intensa sul primario

In questi primi quattro mesi dell’anno, l’attività di mercato primario del debito pubblico italiano è risultata intensa. I volumi di offerta lorda e netta collocati fino ad ora, rilevano gli esperti di Amundi, hanno già rispettivamente raggiunto circa il 47% e il 75% dei target previsti per l’intero 2020 nelle stime di inizio anno. “I progressi fin qui realizzati nella raccolta netta senza dubbio rafforzano – scrivono nell’analisi - il ruolo che ha assunto recentemente la BCE con i propri programmi di acquisto nel coprire i nuovi e ben più consistenti volumi di emissioni che si aggiungeranno a quelle già previste nei prossimi mesi”.

Scampato pericolo di downgrade, rendimenti interessanti dei Btp

I rendimenti dei titoli di Stato sono molto interessanti sia rispetto a quelli degli altri Paesi periferici, sia rispetto al mondo corporate e, considerando che il rischio di un declassamento del Paese sembra superato, la società di gestione del risparmio, dice chiaramente di essere “costruttiva sul debito pubblico italiano”. I rischi di abbassamento del rating del debito sovrano nel breve periodo apparivano infatti legati soprattutto alle possibili decisioni delle agenzie S&P e Fitch, entrambe posizionate con un livello di rating BBB intermedio, un livello al di sopra di Moody’s (basso BBB) e con un outlook negativo rispetto a quello stabile di Moody’s. Dopo le conferme delle valutazioni di merito, gli esperti di Amundi ritengo “che a questo punto gran parte delle novità sul versante dei rating possano essere già giunte e che ora il focus torni sugli eventuali sviluppi fiscali a livello europeo, sulle prossime eventuali mosse della BCE e sulle prime rilevazioni macroeconomiche rilevate nella fase di crisi”.

A cura di: Fernando Mancini
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