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Prestiti: banche più prudenti con le famiglie, stretta in arrivo sul credito al consumo
I maggiori tassi hanno reso più oneroso per le banche finanziarsi tramite depositi e titoli di debito: possibili ripercussioni sulle condizioni di credito a famiglie e imprese. Le cripto-attività e gli strumenti tokenizzati hanno, per ora, effetti marginali sulle strategie di credito delle banche.
Nel terzo trimestre le banche hanno mostrato un atteggiamento differenziato nella concessione dei prestiti: criteri leggermente più favorevoli per le imprese e maggiore prudenza nei confronti delle famiglie, in particolare nel credito al consumo. Tuttavia, per i prossimi mesi gli intermediari prevedono un irrigidimento delle condizioni di accesso al credito in quasi tutti i principali segmenti. È quanto emerge da una ricerca sul credito bancario nell’Eurozona, i cui risultati sono stati diffusi da Banca d’Italia. All’indagine, chiusa il 6 ottobre, hanno partecipato undici tra i principali gruppi bancari del nostro Paese.
La maggiore concorrenza tra gli istituti ha favorito un lieve allentamento dei criteri applicati ai prestiti alle imprese. Una situazione diversa da quella registrata per le famiglie: se da una parte le condizioni per ottenere un mutuo sono rimaste invariate, dall’altra parte quelle relative ai finanziamenti al consumo sono diventate più restrittive, a causa della minore tolleranza al rischio da parte delle banche. La maggiore cautela riflette l'attenzione degli intermediari alla capacità dei clienti di sostenere il rimborso delle rate, in un contesto nel quale la valutazione dell'affidabilità finanziaria rimane fondamentale. Per l’ultimo trimestre, le banche prevedono un lieve irrigidimento dei criteri sia per i prestiti alle imprese sia per i mutui, mentre la stretta sul credito al consumo dovrebbe proseguire.
Imprese, cala la domanda di finanziamenti
Sul fronte della domanda, le richieste di prestiti delle aziende hanno registrato un lieve calo. A incidere sono state soprattutto le minori esigenze di finanziamento per gli investimenti fissi e il maggiore ricorso all'autofinanziamento. Le imprese sembrano infatti privilegiare il ricorso alle risorse proprie per sostenere la propria attività, limitando il ricorso al credito bancario e i relativi costi. Un contributo positivo, seppure contenuto, alle richieste di finanziamento è arrivato invece dalle necessità di gestione delle scorte e del capitale circolante, oltre che dalle operazioni di rifinanziamento e ristrutturazione del debito.
La domanda delle famiglie è rimasta stabile sia per i mutui sia per il credito al consumo. Anche per il trimestre in corso le banche non prevedono variazioni significative nelle richieste di finanziamento, né da parte delle imprese né dei nuclei familiari.
Raccolta più costosa per le banche
Altro elemento da monitorare con attenzione riguarda le condizioni di finanziamento degli stessi istituti di credito. Le banche hanno segnalato su questo punto un peggioramento dell'accesso alle risorse attraverso depositi e titoli di debito, principalmente a causa dell'aumento dei tassi di interesse. Il costo della raccolta è un fattore importante per l'attività bancaria, perché influenza le risorse disponibili per finanziare famiglie e imprese e può riflettersi sulle condizioni applicate ai clienti. Nel trimestre in corso si attende un lieve miglioramento sul fronte dei depositi, mentre dovrebbe peggiorare ulteriormente l'accesso ai finanziamenti attraverso titoli di debito a medio e lungo termine.
NPL e attività digitali, effetti limitati
La qualità del credito non ha comunque influenzato le politiche di offerta. Nel terzo trimestre, infatti, né la quota di crediti deteriorati (NPL) né gli altri indicatori relativi alla solidità dei finanziamenti hanno prodotto effetti sulle decisioni delle banche. E nessun cambiamento è atteso anche nei prossimi mesi. Secondo la ricerca, anche la variazione del portafoglio di attività legate alla politica monetaria della Bce non ha avuto effetti significativi sulla situazione finanziaria degli istituti o sulle loro strategie di concessione del credito. Anche per i prossimi dodici mesi le conseguenze attese restano marginali.
Infine, la ricerca ha approfondito per la prima volta l'impatto delle attività digitali, tra cui le cripto-attività non garantite, gli strumenti tokenizzati e le stablecoin. A riguardo, la maggior parte delle banche ha dichiarato di non avere esposizioni verso questi strumenti. Quelle coinvolte hanno invece segnalato ricadute positive soprattutto sui processi di digitalizzazione e sulle strategie aziendali. Al momento, dunque, le nuove tecnologie non modificano le modalità di valutazione e concessione dei prestiti. Il quadro complessivo evidenzia quindi una maggiore prudenza delle banche, soprattutto nei confronti delle famiglie, con una particolare attenzione sul costo della raccolta dei prossimi mesi.
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