Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per conoscere la nostra policy o negare il consenso al loro utilizzo clicca qui. Continuando la navigazione o chiudendo il banner ne autorizzi l'uso.
Scopri gratuitamente il nostro servizio

COMPILA IL MODULO PER ESSERE RICHIAMATO

Se sei interessato al nostro servizio lasciaci i tuoi dati. Un nostro operatore ti contatterà per fornirti gratuitamente e senza impegno tutte le informazioni relative a FondiOnline.it

DATI DI CONTATTO

* Nota: i campi indicati con l'asterisco sono obbligatori

INFORMAZIONI ADDIZIONALI

PRIVACY E CONDIZIONI DI UTILIZZO

I tassi zero non hanno risvegliato l’economia

20/02/2019

I tassi zero non hanno risvegliato l’economiaLe banche centrali di eurozona, Giappone, Svizzera e Svezia sono state le principali artefici della strategia che puntava su tassi applicati ai depositi effettuati dagli istituti di credito per avviare la trasmissione delle risorse dall’ozio alle attività economiche.

I governatori ipotizzavano che l’applicazione di remunerazioni negative (in altre parole pagare per mantenere il denaro depositato) innescasse un processo virtuoso per il credito. Tuttavia, in molti casi il risultato è stato esattamente opposto rispetto allo scenario delineato dai responsabili delle politiche monetarie.

Anche se è impossibile quantificare il risultato di una sola misura di politica monetaria sull’insieme dell’economia, quattro economisti della Banca Centrale di Norvegia hanno pubblicato un lavoro dedicato agli effetti dei tassi d’interesse negativi sul mercato del credito. Il modello ideato dal gruppo di economisti teorizza che l’adozione di una politica monetaria caratterizzata da tassi negativi dello 0,5%, comporti un incremento del costo del credito di 15 punti base e una riduzione della crescita di 7 punti base.

Nel caso dell’eurozona e altri paesi industrializzati, i tassi negativi si sono concentrati sui depositi di liquidità che le banche detengono presso le banche centrali. In assenza di tassi negativi applicati ai depositi dei clienti, le banche commerciali si sono trovate a far fronte a costi legati al mantenimento dei depositi presso le banche centrali.

Per argomentare la loro ipotesi, gli studiosi spiegano che le remunerazioni negative dei depositi non si trasmettono al sistema finanziario perché è molto difficile per gli istituti applicare tassi negativi ai depositi dei propri clienti. Questo limite sorge perché la clientela può optare per l’accumulazione di banconote piuttosto che mantenere il denaro depositato in banca a tassi negativi. In questo modo, le banche perderebbero una delle principali fonti di raccolta: i depositi di famiglie, imprese e altri operatori.

Si tratta di una limitazione importante perché dimostra che se le banche non possono far pagare i clienti per mantenere i soldi depositati, non potranno neanche ridurre il costo del credito per mantenere il proprio margine di intermediazione. Nei paesi che hanno sperimentato un costo del denaro negativo, non c’è stata una trasmissione in modo aggregato ai depositi, i cui tassi si sono mantenuti ancorati allo zero. Il risultato è che i tassi d’interesse applicati al credito concesso ai clienti si sono mantenuti su livelli relativamente elevati.

In altre parole, si è prodotta una disconnessione tra la politica dei tassi e gli interessi applicati ai prestiti in presenza di una politica monetaria orientata ai tassi zero.

Le banche non ricevono una remunerazione per i loro depositi (riserve) detenuti presso le banche centrali e continuano a pagare una remunerazione –seppur minima- su uno dei suoi passivi (i depositi dei clienti). Il bilancio negativo tra le due voci può sfociare in una contrazione del credito.

Diverso è –secondo lo studio- l’effetto di una riduzione del costo del denaro quando si parte da livelli positivi. In questo caso, il taglio del costo del denaro si trasmette al sistema attraverso i canali finanziari e stimola il credito. La riduzione del costo del denaro disincentiva il risparmio (mediante la caduta del livello di remunerazione dei depositi) e stimola il credito perché lo rende più accessibile. Per questa ragione, i tassi negativi non possono sostituirsi a un taglio dei tassi che parta da tassi in territorio positivo.

A cura di: Rocki Gialanella
Parole chiave: bce, fed, boj, tassi zero
Come valuti questa notizia?
I tassi zero non hanno risvegliato l’economia Valutazione: 0/5
(basata su 0 voti)
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all'utilizzo di informazioni ed analisi presenti sul sito è di esclusiva responsabilità dell'investitore, che deve considerare i contenuti del sito come strumenti di informazione. Le informazioni, i dati e le opinioni fornite all’interno della sezione “news” di questo sito si basano su fonti ritenute affidabili ed in buona fede; in nessun caso, tuttavia, si potrà ritenere che Innofin SIM abbia rilasciato attestazioni o garanzie, esplicite o implicite, in merito alla loro attendibilità, completezza o correttezza. Lo scopo dei dati e delle informazioni divulgate attraverso la sezione “news” del sito è prettamente informativo; esse non rappresentano, in alcun modo, una sollecitazione all'investimento in strumenti finanziari.
« Notizia precedente
Little England
Notizia successiva »
Faang, la correzione come opportunità d’acquisto
ARTICOLI CORRELATI
Usa: la Fed si accinge a tagliare i tassi pubblicato il 7 giugno 2019
Tassi puntano al ribasso: su economia mondiale troppe incertezze pubblicato il 13 giugno 2019
L’oro ha ripreso a correre, top a 5 anni su attese calo tassi pubblicato il 27 giugno 2019
Stati Uniti, condannati ai tassi bassi pubblicato il 1 aprile 2019
Fed, tassi fermi fino all’anno prossimo pubblicato il 21 marzo 2019