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Confcommercio: il Covid gela i consumi a novembre

30/12/2020

Confcommercio: il Covid gela i consumi a novembre

La seconda ondata di contagi da coronavirus ha di nuovo allungato le ombre sull’economia italiana, già destinata a chiudere il 2020 con un pesante bilancio. Sfiora il dramma la situazione nel commercio che, di riflesso al crescente comportamento precauzionale dei cittadini e come conseguenza delle restrizioni di movimento decise dal Governo, ha accusato un vero e proprio crollo dei consumi: sia di beni sia di servizi. È la fotografia scattata dalla recente analisi congiunturale di Confcommercio, che rivela per il quarto trimestre di quest’anno un nuovo marcato indebolimento dell’economia, seppure di intensità più ridotta rispetto a quanto sperimentato durante la scorsa primavera.

I servizi i più colpiti dalle restrizioni

Secondo l’associazione non si può escludere che questa nuova frenata possa incidere negativamente sul sentiment degli imprenditori, con conseguenti riflessi negativi sotto il profilo degli investimenti soprattutto nei settori più colpiti dalla crisi pandemica, come il commercio non alimentare, i trasporti, i servizi ricettivi e di ristorazione, gli spettacoli e la ricreazione. In novembre l’Indice consumi Confcommercio (ICC) è tornato a registrare un calo a doppia cifra (-16% annuo). La zavorrà è rappresentata soprattutto dal comparto dei servizi, i più colpiti dalle restrizioni, che archiviano il mese con un calo del 39,3% (-6,7% i beni) e si apprestano a chiudere il 2020 con ribassi in molti casi superiori al 50%.

Il Pil stimato in calo del 7,6% nel quarto trimestre

Confcommercio stima il Pil di dicembre in calo dell’1,4% congiunturale e del 9,6% annuo, a causa di una situazione sanitaria che resta molto difficile (nonostante il rasserenamento permesso dal prossimo arrivo dei vaccini), delle correlate misure restrittive (seppur a macchia di leopardo e di diversa intensità tra regioni) e dell’approfondirsi dell’incertezza sulle prospettive economiche. L’ultimo quarto dovrebbe chiudersi con un Pil in calo del 3,1% sul terzo trimestre e del 7,6% sullo stesso periodo del 2019, per una riduzione del 9,1% in termini reali per l’intero 2020. In novembre il sentiment delle imprese del commercio è peggiorato del 3,7% mensile (-11,9% su base tendenziale).

Preoccupa la deflazione lasciata in eredità al 2021

Allo stato di crisi si associa una perdurante deflazione. Da maggio la variazione su base annua dei prezzi al consumo è infatti in territorio negativo. Il 2020 si chiuderà con una riduzione dei prezzi dello 0,2% rispetto al 2019, lasciando quindi un’eredità negativa per il 2021. Gli esperti stimano che si dovrà attendere la prossima primavera per tornare a registrare variazioni tendenziali positive dell’indice dei prezzi al consumo, con crescite attorno all’1% solo dopo luglio. Per dicembre, intanto, Confcommercio mette in conto un aumento dei prezzi al consumo dello 0,1% su base congiunturale, dinamica che manterrebbe il Paese in una condizione di deflazione (-0,3% su base tendenziale).

La seconda ondata frena abbigliamento, calzature e carburanti

Le spese per la mobilità e tempo libero, già duramente provate nella prima fase pandemica e che avevano conosciuto in estate una timida attenuazione della crisi, sono tornate a segnalare cadute molto simili a quelle viste in marzo-aprile. Questa situazione, dicono gli esperti, mette sempre più a rischio la sopravvivenza di molte imprese. Tra i beni, l’abbigliamento, le calzature e i carburanti sono le voci che risentono in misura più significativa dei vincoli alla mobilità, con perdite che sono tornate sopra il 20% annuo. A novembre, a causa delle misure di contenimento del coronavirus, è tornata in negativo la domanda di mobili, prodotti per la casa e ed elettrodomestici, settori che nei mesi precedenti avevano mostrato buone capacità di recupero.

A cura di: Fernando Mancini
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