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Economia: la ripresa prosegue ma attenzione all’offerta

La ripresa economica mondiale rallenta per i ritardi nelle vaccinazioni di alcuni Paesi e dei problemi nelle catene di forniture. Brillante il trend dell’Italia, con i conti pubblici in miglioramento. Nonostante le crescenti pressioni inflative la politica monetaria resta super accomodante.

03/11/2021
Bollettino economico di Banca d'Italia

La ripresa economica mondiale procede, anche se la sua dinamica resta ancora strettamente collegata all’andamento della pandemia. L’incerto andamento delle campagne di vaccinazione contro il Covid-19 e i diversi fattori che sono dietro le rinnovate pressioni inflative (influenzati, a loro volta, sempre dal virus) rappresentano infatti incognite che non si possono sottovalutare. È, in sintesi, il quadro che emerge dal più recente rapporto redatto da Banca d’Italia, secondo cui il tasso di espansione del ciclo prosegue sì sostenuto, seppur alla luce dei segnali di rallentamento (soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito) avvertiti nel terzo trimestre. Solo notizie positive per l’Italia.

La brillante performance del Belpaese

Il passo accelerato dell’Italia continua a sorprendere: l’aumento del Pil, grazie al trend ben superiore alle attese in primavera, sarebbe stato superiore al 2% anche nel terzo trimestre. Il ciclo, secondo Via Nazionale, beneficia dell’estensione della copertura vaccinale e dell’aumento della mobilità (che hanno alimentato i consumi di servizi) e a cui contribuisce anche il recupero degli investimenti delle imprese. Gli effetti positivi sono a cascata: è aumentata l’occupazione (anche se non sono del tutto superati gli effetti del Covid). Secondo le valutazioni, nel 2021 l’aumento del Pil sarebbe intorno al 6%, più di quanto previsto nel Bollettino di luglio. Sono migliorate anche le attese delle famiglie circa il quadro economico del Paese e la propensione di spesa nei comparti più colpiti dalla crisi (tra cui gli alberghi, bar e ristoranti).

Conti pubblici e inflazione sotto stretto controllo

Ci sono dubbi sull’inflazione (2,9% a settembre) a causa del costo dell’energia. Tuttavia, ha rilevato l’Istituto, non ci sono ancora segnali di un’accelerazione dei salari e le imprese, pur avendo adeguato al rialzo le previsioni dei propri listini, indicano rincari inferiori al 2% annuo. Attese positive anche per i conti pubblici. Il Governo, aggiornando le stime e gli obiettivi per il prossimo triennio, prefigura – a differenza di quanto programmato in primavera - un miglioramento già nel 2021. In particolare, l’incidenza sul Pil dell’indebitamento netto e quella del debito continuerebbero a ridursi gradualmente nei prossimi anni, ma in misura inferiore a quanto atteso nelle stime tendenziali a causa delle misure espansive annunciate nella nuova manovra di bilancio. Intanto la crescita dell’export, che nel secondo trimestre è stata robusta e superiore a quella mondiale, è proseguita nel terzo.

Pressioni da strozzature nelle catene di approvvigionamento

L’orientamento della congiuntura globale è anch’esso positivo. Tuttavia, mentre gli scambi commerciali hanno recuperato i livelli pre-pandemia, dall’altra sorgono timori per l’andamento dell’inflazione. I problemi emersi nell’approvvigionamento di materie prime e di input intermedi - in parte dovuti proprio alla rapidità della crescita – rischiano, secondo Banca d’Italia, di tradursi sui prezzi più a lungo di quanto atteso inizialmente. Le criticità su questo fronte sono in particolare nei settori dei semiconduttori, nella logistica e nei trasporti. Il commercio mondiale, pur considerando un suo sensibile rallentamento nella seconda parte dell’anno, è atteso crescere nel 2021 dell’11,2%.

La Bce resta super-accomondante

Le rinnovate pressioni sui prezzi nell’Eurozona al momento non hanno avuto alcun effetto nella politica monetaria della Bce. Anche perché il forte rialzo dell’inflazione registrato nell’area è riconducibile ai rincari energetici, fra cui quelli del gas naturale, e a fattori temporanei. Proprio su questo punto, l’analisi dell’Istituto rileva che le determinanti fondamentali, in particolare la dinamica dei salari, non indicano finora la prospettiva che l’inflazione rimanga alta nel medio termine. Per questo il Consiglio direttivo della Bce prefigura di mantenere un orientamento fortemente espansivo della propria politica, ribadendo che il mantenimento di condizioni di finanziamento favorevoli è indispensabile per sostenere la ripresa.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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