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Inflazione: c’è un cambio di passo o è temporanea?

I segnali inflativi che stanno emergendo in molti Paesi pongono nell’incertezza gli investitori, perché non sanno se queste tensioni sono passeggere o possono durare nel tempo. Per BlueBay l’inflazione tenderà a crescere anche nel 2022.

10/06/2021
Dibattito se l'inflazione che sta montando ha carattere provvisorio o strutturale

Dopo molto tempo l’inflazione torna a fare capolino, riaccendendo la speculazione su quanto questo trend possa portare a un nuovo surriscaldamento dell’economia. Il dibattito se la risalita dei prezzi è più o meno duratura è aperto, mente le Banche centrali (a cominciare dalla Fed e dalla Bce) continuano a tranquillizzare i risparmiatori e i mercati. L’ultimo parere autorevole, in ordine di tempo, è quello della Banca Mondiale secondo cui l’inflazione globale aumenterà quest’anno di circa un punto percentuale. Performance che non legittima dunque una risposta di politica monetaria anche perché, sottolinea l’Istituzione, le attese di lungo periodo indicano che l’inflazione rimarrà stabile e su livelli bassi. 

Capire quanto è davvero grande il rischio

In questo contesto, ha osservato David Riley, chief investment strategist di BlueBay AM, gli investitori cercano di capire quanto sia davvero grande il rischio inflazione e, in particolare, come potrebbe reagire la Fed e quali sono le implicazioni per gli investimenti più in generale. In primo luogo, suggerisce, bisogna chiarire un dubbio: ovvero cosa si intende per inflazione transitoria e, soprattutto, cosa pensa la Fed al riguardo. Quale livello deve raggiungere, e per quanto tempo, affinché possa essere considerata non transitoria? Secondo Riley parte della risposta risiede nelle aspettative sull’inflazione, dato che possono portare aumenti di prezzo temporanei e tensioni persistenti.

Gli attuali livelli non preoccupano la Fed

L’attenzione dei mercati è oggi tutta concentrata sugli Stati Uniti, dai quali potrebbero arrivare i primi segnali di un cambio di passo della politica monetaria. Gli ultimi sondaggi della University of Michigan segnalano un balzo nelle aspettative sull’inflazione per il prossimo anno, al 4,6%: livello più alto dal 2011. In sintonia si muovono anche le aspettative di più lungo termine, che hanno superato la soglia del 3%. Livelli che non sono ritenuti ancora preoccupanti dalla Fed, ma se le tensioni sui prezzi continueranno a salire e l’inflazione a rimanere elevata, va da sé che anche le aspettative si muoveranno di conseguenza. Riley stima che negli USA l’inflazione sarà più vicina al 3% che non al target del 2%, a causa della solida ripresa economica.

I prezzi tenderanno a salire anche nel 2022

Secondo l’esperto di BlueBay il trend di crescita dell’inflazione negli Usa persisterà anche il prossimo anno e i rischi di tensioni sono tendenti al rialzo. Anche perché, spiega, l’economia Usa ha già recuperato livelli di produzione pre-pandemici ed entro fine anno opererà al di sopra del livello di capacità. Inoltre, nel 2022 la crescita sarà addirittura superiore e a creare ulteriori pressioni potrebbero contribuire anche i massicci stimoli fiscali che sono in arrivo. Potrebbe essere l’inizio di un nuovo regime inflativo e, dagli Usa, potrebbe estendersi facilmente al resto del mondo. Anche perché, dopo oltre un decennio di bassa inflazione, l’eredità del Covid-19 e le connesse misure straordinarie, insieme ai trend già esistenti (come la riduzione della popolazione in età lavorativa, il populismo e la deglobalizzazione), potrebbero significare che l’inflazione è sulla via del ritorno.

Il primo rialzo dei tassi Usa atteso per l’inizio del 2023

Per gli investitori diventerà quindi importante anticipare l'eventuale cambio di passo delle politiche monetarie, tenendo sott’occhi l’andamento dei prezzi. Nel breve termine sarà infatti cruciale vedere quale reazione avranno le Banche centrali di fronte a un’inflazione più elevata. La Fed, in altre parole, sarà attendista o agirà ai primi segnali più forti che arriveranno? Il primo step, secondo Riley, sarà il tapering del programma di acquisti da 120 miliardi di dollari, probabilmente all’inizio dell’anno prossimo, ma già annunciato verso fine 2021. La prospettata uscita dal QE, pur ben segnalata, potrebbe comunque causare una certa volatilità sui mercati. A livello di outlook per i tassi, il mercato prezza oggi il primo rialzo della Fed nel primo trimestre 2023, seguito da un rialzo per trimestre, che potrebbe raddoppiare nel 2025.

A cura di: Fernando Mancini

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